L’anno nuovo ti sorride con fare sornione, quello vecchio con irritante derisione. Cammini per strada, le mani in tasca e la testa bassa in segno di arresa, in segno di rinuncia a tutto, alla vita, alle persone. Ti circondi di cose materiali, fredde, senz’anima. Spegni la luce e continui a camminare, silenzioso e svogliato senza una meta, senza un perché. A volte le cose fredde si ergono su due gambe, ti parlano, o almeno parlano a se stesse in tua presenza. Vengono a cena, dormono sul tuo divano, dormono con te, ma quando le tocchi son sempre fredde e il tuo cuore è sempre più lontano dall’essere toccato, dall’essere scaldato, dal battere ancora, una sola volta, una volta ancora per provare cosa significhi essere vivo, per ricordarti cosa significa essere vivo. Nella via di casa incontri una ragazza di cui hai ammirato il sedere per una manciata di minuti. Ti guarda, ti saluta. Tu la guardi senza capire e ricambi il saluto. Le sue mani, il suo viso sconosciuto è uguale a quello di tutti gli altri. Quando alzi la testa per vedere il mondo, per dare un occhiata, una ventata di freddo gelido ti congela i pensieri, anestetizza i sentimenti che pensavi di avere, che pensavi pulsassero nel petto. Qualcuno ti ha detto di sorridere, di essere positivo, e tu lo sei, a modo tuo. Prepari la cena, aspetti una ragazza, aspetti un amico, ma sono estranei che parlano con un estraneo. Il tuo cuore batte, funziona, si fa sentire, vuole parlare pure lui ma viene congelato prima di rendersene conto. È solo un passatempo. Srotoli bugie per riempire l’aria, per non farti opprime dal peso del vuoto che piano piano contagia tutto, cose, persone, sentimenti, i tuoi sentimenti. Il silenzio porta facili considerazioni su te stesso, su quello che sei, su quello che vorresti essere ma non sarai mai…mai. E allora peschi dal cassetto della superficialità storie di vita vissuta, magari le colori un poco e le reciti. Sei un attore che interpreta la sua vita e davanti a se ha un pubblico che parla un’altra lingua, ma ciò nonostante rimane li, fermo, immobile, congelato in una posa. Infondo cosa puoi fare? I tuoi pensieri sono come un faro che al posto di illuminarti ti isola, ti rende distante da tutto e da tutti… forse non da tutti. A volte parli, a volte vorresti parlare, ma non sempre c’è. Non sempre ne ha voglia anzi, il più delle volte è distante, scappa, si rende invisibile. Si nasconde dietro una facciata e recita anche lei, un po’, un po’ molto o un po’ poco non importa, rimarrà sempre inafferrabile. Non sai il perché, o forse eviti di scoprirlo, eviti di chiederlo per continuare a galleggiare nel vuoto, eviti di chiederlo perché le parole non escono, perché non sono mai uscite rimanendo dentro a formare un’altra vita, un’altra storia, che solo tu conosci, che solo tu puoi finire. Allora diamo tutta la colpa al destino, al rapporto fra causa/effetto che tu vorresti cambiare, modificarne la causa per un effetto più dolce, a lieto fine. Ma forse non è possibile. Forse è meglio che l’equilibrio creatosi rimanga così e che l’unica strada su cui correre e in cui modificare gli eventi rimanga un foglio o forse due, forse un’altra vita, forse un’altra persona…