Sono andato in agenzia con Bruno per il rinnovo del contratto. Bruno è un mio collega, napoletano, sui 20 anni. Un bel ragazzo col cattivo gusto nel vestirsi di tutti i napoletani. Scarpe nere con la scritta dorata RICH, pantaloni bianchi e un giubbotto larghissimo blu chiaro. Si sforza di parlare italiano corretto. In verità lui si sforza di parlare in italiano, punto. A Napoli ci deve essere qualcosa che non torna. Dicono di avere l’università più importante d’Italia, e poi un ragazzo diplomato fatica a parlare in italiano? Ma l’ora di italiano era sostituita dal NAPOLETANO?
- Marco io ho la macchina senza tagliando con dei marocchini attorno.
- Io devo andare in centro, devo passare in biblioteca.
Bruno mi guarda con una faccia stupita, come se avessi detto di aver visto la madonna:
- E cosa ci fai in biblioteca?
- Cosa cazzo vuoi che ci faccio in biblioteca? leggo io che ti credi.
In questa nuova vita ho trovato un lavoro in una fabbrica. Son passato da dirigere la mia piccola azienda, a tagliare lamiere, stampare marchi, fare buchi. La mattina mi sveglio alle 6, metto il pranzo che mi sono preprato la sera prima in una vaschetta, prendo una bottiglia di acqua e vado a lavoro. Posso arrivarci anche in giacca e cravatta, ma una volta li, indosso la mia tuta blu scura di una taglia più grande, sporca fradicia, mi metto i tappi alle orecchie e mi estraneo dal mondo. SONO UN OPERAIO per 8 ore al giorno, ma solo per otto ore. Bruno, chi cazzo ha deciso che siccome siamo operai, dobbiamo legare il nostro destino a questa classe sociale? Perché devi cadere nel luogo comune dell’operaio senza sogni, ma con un mutuo da pagare? Ok, per otte ore siamo operai, facciamo del nostro meglio per guadagnarci la pagnotta, ma poi? Poi la mia mente cerca di concretizzare quello che in otto ore ho pensato. Non devo fare cose difficili. Taglio, piego, buco, ho praticamente tutto il tempo per pensare, e quindi la mente va molto più in la di quelle mura. Non sono mai stato così libero di sognare come in questo mese. Ho buttato giù il progetto per il mio futuro locale, ed è una figata. Mi vengono un casino di idee, anche in mezzo a quei macchinari, perché non esiste lavoro che possa rinchiudermi i pensieri. Non c’è fabbrica che mi inibisca i sogni. E quindi si, io due o tre volte a settimana vado in biblioteca. Mi piace girare fra i libri. Vedere nuovi autori, sfogliare, leggiucchiare. Mi piace pensare di avere il mondo ai miei piedi. Li in mezzo non ci sono i duei coinquilini ciccioni e puzzolenti, non ci sono ragazze che ti spezzano il cuore, non ci sono sogni irrealizzabili. Non ci sono scelte sbagliate, ma ci sono le seconde possibilità. C’è la laurea che non prenderò mai, c’è un lavoro che mi appaga, ci sono mille storie con finali aperti. Si Bruno io vado in biblioteca, e fra qualche mese forse andrò a Londra, e fra qualche anno avrò il mio impero, tu torna pure a casa a giocare alla play o a guardare le pupe e i secchioni. Continua a non parlare in italiano ma in dialetto. Continua a pensare che mille euro al mese possono comrpare i tuoi sogni, le tue aspirazioni. Continua pure, ma io passo, mi libero della zavorra e spicco il volo nel cielo per rincorrere il mio destino.