venerdì, 20 giugno 2008
19:37

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the doors

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domenica, 24 febbraio 2008
14:45

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serata altamente etilica

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MINCA ARRETTA NON CASTIARA CULU CAGAU...

domenica, 10 febbraio 2008
19:41

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ho bevuto un po troppo...

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Ci sono cadaveri in mostra
e ci sono killer nascosti.
Ci sono corpi che masticano la propria vita
e ci sono vite che fluttuano su bicchieri vuoti,
annegano e arrancano
e infine muoiono.

sabato, 05 gennaio 2008
07:11

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vaffanculo

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descrivere questa giornata è compito arduo. E' iniziata presto, con una una doccia e un caffelatte. Ma vaffancuo i preliminari. A prenzo è venuta a prendermi la mia migliore amica e siam anndati a mangiare assieme. Aperitivo e poi mi ha fatto ubriacare. Quando ero già bello brillo mi ha istigiato e mi ha confessato che in passato era innamorata di me. Bene, continuo a bere e mangiare paella. Grappa, seconda grappa e terza grappa contornate da discorsi erotici e confidenze. A fine pranzo mi dice che vuole fare un giro, cazzo guida lei e io sono mezzo ubriaco "fai pure".  Mi porta in camporella, parliamo un po, ma davvero poco e trombiamo. Davvero una bella scopata. Senza sentimento da parte mia, senza rimorsi, un ora di sesso fenomenale. Faccio in tempo a venirle dentro che mi dice che fra tre mesi si sposa.....AH!!! Mi riporta a casa e mi accollasso a letto.

Ora sono le 7.09 del mattino, ho bevuto birra col mio amico ritrovato fino a poco fa e sono fottutamente felice. Questo cazzo di anno è iniziato alla grande, sono ubriaco e felice come non mai e se mi reggessero le dita vi direi tante altre cose, ma stramazzo.........

giovedì, 03 gennaio 2008
03:35

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BUON 2008

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Perché gli ultimi capodanni hanno fatto davvero schifo, e allora quest’anno avevo davvero un buon proposito. Perché ero carico ancora prima di arrivare e lo sentivo, “uomo quest’anno è l’anno giusto”. Perché 19 ore di fila senza smettere di bere vanno fatte, e se ci metti dentro due moment e un aulin l’effetto è ancora più fenomenale. Perché stappare una bottiglia di vino alle 9 del mattino e giocare a palla barcollando può sembrare un idiozia, ma è la cosa più bella del mondo quando sei con un amico che pensavi di non avere più. Perché barcollare non significa cadere, e vedere gnomi non significa sognare. Perché vederli cadere come mosche e tu che continui e riesci a doppiarli, e mentre sorseggi dalla bottiglia il vino ti fa compagnia la seconda guardia che si è appena svegliata e sta facendo colazione, allora capisci che sei davvero fortunato a non avere un bicchiere. Perché alla fine sei stato bene, e mentre deliravi per l’alcool e il sonno e la stanchezza, ti ricordi di aver detto, e lo ricordi come se quelle parole le avessi tatuate sul corpo “questo sarà un grande anno”, e ci credi, e non solo perché il sole del primo gennaio 2008 ti sta bagnado e scaldando e sei in magliettina, e neanche perché sei ubriaco fradicio, ci credi veramente, come una visione, io lo visto quest’anno, e sarà un grande anno. Non chiedetemi perché, lo so e basta. E poi inizia la fase calante della sbronza, quella fase in cui dici le VERITA’, confessi i tuoi peccati, perché io per fare penitenza non ho mica bisogno di andare in chiesa. Mi basta bere l’impossibile e confessarmi con qualche sconosciuto di passaggio che mi prende i peccati e li porta via da me. E infine è iniziata la fase DETESTABILE. Quella fase in cui le verità non fanno parte della tua vita, ma sono le cose che pensi degli altri senza censure, senza freni, senza controllo, ed è li che poi rimani da solo, e quando ti svegli non capisci come cazzo farà ad essere a GOOD YEAR se continui a buttare merda in faccia alla gente. I primi buoni propositi dell’anno nuovo sono una sbronza in un pub, e rompere una sedia di legno sulla schiena di qualcuno durante una rissa sempre in un pub, ma anche diverso da quello del primo buon proposito. E voi, cosa cazzo avete pensato? Ragazze ciccione che vorrebbero dimagrire, studenti fuoricorso mantenuti ruote di scorta del cazzo che vorrebbero dare più esami. Complessati di tutto il mondo che vorrebbero bagnare il biscottino, squattrinati che vorrebbero diventare ricchi, scassinatori di cassetti chiusi a chiave dalla noia e dalla banalità delle proprie esistenze. Parassiti di vite distillate, paradenti tremanti appesi al chiodo. Suore, omosessuali, caghini e vergini pentite di non esserlo più. Vite distrutte dall’alcool e vite distrutte dal vuoto. E vite sull’orlo di un gradino altissimo e vite alla stazione del treno senza un treno da aspettare. Paura di vivere, e buoni propositi di farlo. Infrangetevi tutti quanti sulle mie palle che fra un anno non sarete messi meglio…
martedì, 13 novembre 2007
23:15

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altro giro, altra corsa

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Rieccoci, altro giro altra corsa. Altro corso, altra città, FIRENZE. E poi di nuovo Reggio per un ennesimo fine settimana da urlo. UN po di aria, un po di respiro e come sempre un altra birra barman...Vi lascio un ricordino, giusto per non annoiarvi troppo in questa settimana.

Siamo scappati, o come piace a me, siamo andati a passo svelto fuori e abbiamo cercato un posto tranquillo. Siamo saliti nel ponte e da li ancora più su fino a che nulla potesse fermarci, fino a che nulla potesse ancora una volta separarci. Non ero mai stato li prima di allora. Il fumo della ciminiera regalava ai nostri occhi un secondo cielo che alle nostre spalle segnava la strada come le briciole di Pollicino. Sarà stato uno spazio di 4 metri per quattro dove tirava un po’ di aria fresca. Per fortuna avevamo una coperta ma ancora di più una mezza bottiglia di whisky che Gabri teneva nella sua borsetta. Non avevo mai bevuto gran che fino ad allora. Qualche birra, una volta o due un sambuca, ma un discorso così pesante come il whisky liscio non lo avevo mai sostenuto. Lei sembrava abbastanza a suo agio e per non farmi pesare quei 10 anni di differenza mi sono messo a bere pure io. Il primo sorso è stato il peggiore. Quel liquido ambrato dall’odore insopportabile aveva un sapore ancora peggiore. Forte e secco ha attraversato la gola per gettarsi come un ondata di lava nel mio stomaco, bruciando e distruggendo tutto. Il sapore era indecifrabile, e la mia poca esperienza mi aveva fatto fare una sorsata troppo lunga, troppo ampia. Lei sembrava divertita, spensierata, terribilmente grande e vissuta per me. La situazione, la rissa nelle poltroncine, il bacio rubato, la fuga repentina non sembravano averla scossa minimamente. Era capace di passare dallo stato di crisi e agitazione allo stato di calma totale in un lampo e senza lasciare tracce del suo modo di essere. Io avevo il vizio di prendere tutto sul serio, di essere passionale e cercare di vivere ogni situazione fino in fondo per poi dal fondo non riuscire ad uscirne in tempo utile. L’unico modo per cercare un punto in comune sembrava abbattere tutte le nostre differenze con il whisky. Non avevo paura a stare li con lei, non avevo il batticuore che avevo con Sara, e l’emozione era lungi dal toccarmi un'altra volta forse perché i miei pensieri erano ancora rivolti ai ragazzi. Una a una il whisky eliminò tutte le barriere che avevo creato nel corso della mia vita e che per tanto tempo mi avevano impedito di viverla.
<<Ti piace?>>
<<E’ forte… troppo secco>>
<<Conosco un modo per renderlo più dolce>>
La osservavo avvicinarsi come fosse una visione. Le onde dei capelli sciolti le davano un aria più selvaggia, senza controllo, senza una legge fisica che la tenesse ferma. I miei pensieri le scivolavano addosso insieme al mio desiderio che piano incominciava a bruciare insieme al whisky. Lo vista inginocchiarsi e portarsi la bottiglia alla bocca. Si è avvicinata al mio viso spaventato e impaurito, trovando le mie labbra e gettando il liquido dentro. E caduta sopra di me baciandomi al sapore di malto, un sapore che ancora oggi ritrovo in ogni bicchiere di whisky ma che sfortunatamente non ha la stessa magia.
<<Così è più dolce?>>
<<Decisamente>>
Aveva un corpo fantastico. Morbido e compatto si strusciava sopra di me con sensualità e calore. Per quanto l’alcool mi avesse reso più sciolto e malleabile sussultai quanto mi slacciò i pantaloni. Era arrivato il momento. Nessuna candela, nessuna cena romantica o passeggiata in riva al mare. Nessun corteggiamento e nessuna preparazione psicologica. Il mio sesso seguiva il ritmo dei suoi fianchi, i suoi gemiti coprivano di poco il rumore dei miei, stupiti e increduli, ma profondi e soddisfatti. Fu molto dolce con me. Il suo essere selvaggio si quietò sopra la mia verginità che man mano si perdeva per ritrovare in lei forza e passione tenute a freno. La dolcezza iniziale era diventata da prima frenesia per poi sfociare in una passione incessante. Una passione che ci stava bruciando entrambi, una passione che non sembrava trovare una via di sfogo, una fine, ma continuava a bruciare i nostri corpi sotto la vista compiaciuta del cosmo. Nel momento di maggiore intensità, mentre le nostre vite si univano in un fluido di piacere, la luna faceva da cornice al suo volto libidinoso e appagato che ondeggiava ben più in alto della nave, ben più in alto di tutto ciò che potessi vedere e toccare e liberava i suoi istinti primordiali sul mio corpo arso di piacere. I suoi gemiti avevano acquistato più consistenza per unirsi a un ultimo mio grande grido di piacere. Ansimanti ci baciammo mentre i nostri corpi, ancora in fibrillazione terminavano la carica. Ho cercato parole, ho cercato qualcosa di bello da dirle, ma tutto ciò che la mia memoria conosceva era infinitamente scontato e inadatto per descrivere quella magia. Non so quanto sia stato magico per lei. Non so quanto quel corpo ondeggiante e quel volto sensuale e compiaciuto potesse sintonizzarsi con i miei pensieri, fatto sta che neanche lei proferì verbo e la notte ci scivolò addosso per cullarci in un sonno leggero, senza preoccupazioni, senza turbamenti o spigoli su cui sbattere la testa. Non stavo veramente dormendo. Potevo percepire nel sonno il calore del suo corpo nudo sul mio il cui peso mi permetteva di non volare e mi teneva ancorato a terra per godere di qualcosa di meraviglioso. Potevo sentire l’odore della sua pelle, la dolcezza delle sue labbra che sfioravano il mio collo, il candore delle sue mani che mi abbracciavano. Mi sentivo come un isola su cui è approdato un naufrago in fin di vita, ma non so veramente chi fosse l’isola ne chi il naufrago. Il suo respiro mi accarezzava il corpo, le mie mani sfioravano i suoi lineamenti che morbidi e lisci si modellavano per me. È stato un sonno strano. Un dormiveglia continuo e incessante su cui tutta la mia vita si è rilassata e il mio cuore ha iniziato a battere. È stato il mio ultimo sonno tranquillo e spensierato. La vita, per quanto piena di problemi e difficoltà non era riuscita a penetrare quel momento che lentamente si apprestava a diventare concreto. In quelle ore di sonno non sonno ho pensato a come sarebbe stato svegliarsi affianco a un'altra persona. A come sarebbe stato condividere il risveglio, condividere il primo sbadiglio, il primo sorriso, a come sarebbe stato condividere la mia vita futura. Dopo tanto tempo non sarei stato più solo. Non sarei più dovuto andare al cinema o a fare passeggiate al mare. Avrei avuto una compagna, una persona che avrebbe allietato i miei giorni a venire. In verità non abbiamo parlato tantissimo. Non sapevo che lavoro avrebbe fatto, dove abitava, che progetti aveva. E non sapevo neanche il suo colore preferito o il film o la canzone. Non conoscevo i suoi luoghi di meditazione, i suoi studi, la sua condizione sociale il nome dei suoi genitori, fratelli o chiunque potesse contare nella sua vita. A pensarci bene non avevo nulla che potesse aiutare le mie fantasie a modellare le nostre vite, tranne forse una sensazione di speranza e un bisogno di compagnia immediata. La solitudine mi stava uccidendo, mi stava spaccando in due inaridendomi anima e cuore. Stava creando un qualcosa che non ero io, ma che per forza di cose doveva crescere e vivere. E’ stato terribile. La stavo osservando da ormai un tempo incalcolabile quando ha aperto gli occhi. Si è alzata da me il tanto da mettermi a fuoco, di guardarmi e fissarmi negli occhi. Il buio più totale. Nessuna luce, nessuna magia, nessun calore. Solo gli occhi stropicciati di una donna che aveva bevuto troppo. Gli occhi che forse esistevano già, ma che non avevo visto, non avevo voluto vedere.
<<Ciao>>
Quattro lettere scontate e senz’anima proferite con freddezza e distacco. Nessun pudore nel rivestirsi, nessun pudore nel cercare la biancheria sparsa qua e là, mentre io atterrito e smarrito cercavo di afferrare un pensiero nel caos che si era creato nella mia testa. Nessun dialogo, nessun inizio di vita da condividere assieme. Ho avuto quasi paura di dover pagare per il servizio e forse sarebbe stato meglio così.
<<Io vado a fare colazione, vieni anche tu?>>

Non l’ho più rivista. Ho aspettato che la gente scendesse dalla nave per dileguarmi e scappare via. Il colpo subito dalla freddezza dei suoi occhi era stato troppo forte. Mi aveva menomato il cuore rendendomi un invalido che non vuole mettere la parola fine ma che la guarda con le lacrime agli occhi e il pensiero impazzito. Guardavo in alto dove qualche ora prima c’era il mio futuro e ora solo tristezza. Quella luna che aveva fatto da testimone ora era scomparsa. Non ero in grado di far finta di niente. Non ero in grado di guardarla come se niente fosse. Non ero in grado di guardarla senza farle capire tutti i miei pensieri, ma volevo conservarmi un minimo di dignità, un minimo di decenza. Non sarei stato il suo cleaneks estivo con cui pulirsi dalle fatiche del lavoro o il suo giocattolo con cui passare il viaggio di ritorno. Mi ero sbagliato. Non ero nuovo all’errore, ma questa volta era più amaro e concentrato che mai.

venerdì, 19 ottobre 2007
10:11

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voglia

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Ho voglia di birra, ho voglia di brindisi con boccali stracolmi, ho voglia di quell'odore da pub, di quel calore din un tavolo stretto che contine più persone di quelle che potrebbe. Ho voglia di uscire, di ridere e di scherzare. Ho voglia di non pensare a tutto quanto in una volta sola, ho voglia di non pensare proprio. E voglio vedere persone felici che si sanno divertire e non sassi legati al collo che ti portano a fondo. Ho voglia di un sorriso e di un abbraccio, e ho bisogno di un po di calore, ma da chi poi proprio non lo so. Ho bisogno di persone leggere, non di piagnucolosi isterici che si portano i problemi dietro.  Ognuno deve trovare la sua tazza dove scaricare la negatività, io ho il mio blog, loro che se ne trovino uno. Lamentarmi, arrabbiarmi, disperarmi qui, non vuol dire che sono una persona che si lamenta, si dispera e si arrabbia anche fuori...beh, magari arrabbia si, più che altro sono l'incarnazione dell'IRA, ma non quella irlandese. E sabato vorrei uscire con delle persone che non passeranno tutta la serata a lamentarsi che non c'è niente da fare, che i locali sono sempre li stessi, che le persone non si divertono più, che qua, che la, sperando di rimorchiare qualche ragazza, come unica ragione della serata, ma rimanendo fermi immobili nel tavolino, scomodo di troppe illusioni e troppi problemi....ho voglia di Warstainer, e di qualcuno con cui sbattere i bicchieri...
mercoledì, 03 ottobre 2007
08:08

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Reggio Emilia Aspettami....

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- 2 Alla partenza.....
martedì, 07 agosto 2007
20:01

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BELLISSIMA....

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MA NON E' BELLISSIMA?

giovedì, 28 giugno 2007
22:51

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TEQUILA BUM BUM

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IL WEEK AND
è stato fantastico. Tralasciamo le tre ore e un quarto per percorrere 140 KM, il resto è andato da dio. Happy Hour ore 18.00, ma parcheggia il camper, paga il parcheggio, metti i coprivetro, arriviamo in spiaggia alle 18.20. OK, niente paura, cambiamo tattica. Passiamo dalla sbonza in progressione lenta, alla sbronza BOUM. Abbiamo 40 minuti per bere a poco...sfruttiamoli. Subito una Corona e una tequila BUM BUM a testa. A stomaco vuoto scende che è una meraviglia. Il mio compare è già sfiancato, ma io ho solo le lancette in testa. Il tempo di bere la birra, fare un giro, e torniamo davanti al bar. Lui non vuole niente, ma io ordino lo stesso. Due birre e 6 tequila BUM BUM. Ero quasi eccitato dall'idea. La barista ci da le birre e preprare la tequila. Sorseggio un po di birra e poi chiedo aria.
Lei mi fa
"te li sbatto io?"
"ok, poi me li passi in successione". 1, 2, 3, 4, "tentenno un attimino perchè sbrodola un po la barista battendo (niente doppi sensi please) ma come un caterpiller non mi fermo" 5, 6. Sorso di birra.... La barista mi guarda allucinata. La gente intorno a me mi fa i complimenti. Il mio amico a bocca aperta non sapeva cosa dire. La barista continua a guardarmi e io
"quanto pago?" e poi "ci vediamo dopo per un altro giro".
Il mio socio ha paura che sbocco, ma gli dico che è un gioco collaudato, e che posso arrivare anche al trenino di 10/12, certo a stomaco vuoto era la prima volta. Mi bevo la mia birra e ne prendo altre due...
la serata da li in poi è stata tutta in discesa.

continua........